Contenziosi medico legali in calo, dipende davvero dalla legge Gelli?

Contenziosi medico legali in calo, dipende davvero dalla legge Gelli?

rapporto medico paziente

I contenziosi medico legali sono in calo, si evince dai dati dei monitoraggi in Lombardia e in Toscana, ma dipende davvero dalla legge Gelli?

I dati dei monitoraggi svolti in Lombardia e in Toscana rivelano che i contenziosi medico-legali negli ultimi anni sono stati in costante calo. Ma può davvero essere considerata una conseguenza della legge Gelli sulla responsabilità sanitaria?

Secondo il rapporto di Aon per la Lombardia si assiste a un calo progressivo delle richieste di risarcimento alle aziende del servizio sanitario regionale fin dal 2012.

In Lombardia si è passati infatti da 2315 nel 2012 a 2218 nel 2013, 2049 l’anno dopo e 1913 nel 2015; in Toscana il centro per il rischio clinico ha un andamento simile: dopo le 1592 richieste nel 2014 si scende a 1551 nel 2015 e 1334 nel 2016.

Non è quindi possibile pensare che la legge Gelli sia responsabile della diminuzione di contenziosi medico-legali civili e penali contro i medici e gli ospedali.

Qual è la motivazione di questa diminuzione dei contenziosi medico-legali quindi?

“Probabilmente i motivi della tendenza, registrata su dati certi anche se quelli lombardi però non includono il privato convenzionato, stanno da un’altra parte”, dichiara a tal proposito Luigi Molendini, esperto di gestione del rischio clinico e coordinatore del corso ‘Responsabilità professionale e gestione del rischio assicurativo in ambito sanitario’ di Cineas, consorzio del Politecnico di Milano in Ingegneria delle Assicurazioni. “Il trend dei contenziosi non è correlato tanto a quello degli eventi avversi quanto alla propensione dei pazienti a chiedere risarcimenti, la ‘litigiosità’, a sua volta conseguenza di una scarsa qualità della comunicazione con i sanitari”.

Secondo Molendini, quindi, probabilmente “in queste regioni si stia registrando una probabile minor conflittualità nell’ambito di una maggiore attenzione alle buone pratiche per la sicurezza; purtroppo continuano a crescere gli importi medi dei risarcimenti, come conferma anche l’utimo rapporto Marsh uscito recentemete. Se consideriamo la medesima tipologia di danno clinico il corrispettivo economico riconosciuto oggi è di molto superiore a quello di 10 anni fa, in relazione alla aumentata tutela dei diritti dei cittadini, che passa anche attraverso le valorizzazioni economiche delle corti”.

E anche in questo caso la lettura del dato è ambigua: “Bisogna far capire”, continua Molendini, “che la struttura che paga di più per i sinistri, oggi, non è necessariamente la peggiore, anzi, spesso ha una gestione proattiva che va incontro alle richieste dei pazienti”.

In questo contesto cosa apporta quindi la legge 24 sulla sicurezza delle cure? Secondo Molendini, “offre almeno due certezze, pone attenzione sui costi del contenzioso, che privano il servizio sanitario di risorse, e – introducendo un deterrente alle richieste di danno ai professionisti sanitari (per via della “nuova” responsabilità extracontrattuale ndr) – pone le basi per minori pressioni sugli stessi ed una generale aspettativa di miglioramento della qualità del rapporto con i pazienti. Ma per capire quanto la legge inciderà nei rapporti tra strutture e professionisti diventano fondamentali i decreti attuativi ed in particolare il decreto che determinerà i requisiti minimi delle coperture assicurative; saranno altresì decisive le interpretazioni della Magistratura e l’educazione dei cittadini a comprendere i dati sulla sinistrosità che le strutture per legge sono ora chiamate a pubblicare sui propri siti internet”.

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