Danni da fumo, in Italia ogni anno 70mila morti

Danni da fumo, in Italia ogni anno 70mila morti

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danni da fumo

Dal 1990 al 2016 la mortalità attribuibile a fumo si è ridotta da 165 a 146 decessi per 100.000 abitanti, ma le ricadute dei danni da fumo sono ancora pesanti

Si è tenuto al Parlamento Europeo di Bruxelles un incontro incentrato sulla situazione del consumo di tabacco in Italia. Nell’ambito dell’evento sono state illustrate le proposte per contrastare i danni da fumo, sottoscritte da numerose Società scientifiche e Associazioni impegnate nella lotta al tabagismo.

L’appuntamento è stato organizzato dall’Ensp (European Network for Smoking and Tobacco Prevention). “In Italia – sottolinea l’organizzazione – il mercato del tabacco registra un incremento del 10% di sigarette rollate a mano e un segmento del 2-3% di utilizzo di sigarette elettroniche”. Il tutto a fronte di una riduzione dei consumi di sigarette confezionate (27% in meno di vendite rispetto al 2000).

Nonostante dal 1990 al 2016 la mortalità attribuibile a fumo si sia ridotta da 165 a 146 decessi per 100.000 abitanti, le ricadute sulla salute sono ancora pesanti. Nello specifico, ogni anno più di 70.000 Italiani muoiono a causa del fumo. Secondo Ensp “le misure di controllo non fanno i progressi che si erano sperati nel 2005”. In tale anno, l’Italia fu tra i primi paesi nel mondo a vietare il fumo nei luoghi chiusi di lavoro e di svago.

L’Italia oggi risulta ancora poco avanzata su politica fiscale, campagne di prevenzione e servizi terapeutici.

“Gli ostacoli che tradizionalmente rendono difficili i progressi – evidenzia Ensp – sono di diverso genere. Le politiche fiscali sono affidate al Ministero dell’Economia che le amministra attraverso l’Agenzia dei Monopoli. La tassazione è modulata in base all’andamento del mercato e non in base alle esigenze della salute. I dirigenti sono a torto convinti che un aumento della tassazione comporterebbe una riduzione del gettito fiscale e favorirebbe il contrabbando. Conta scarsamente la voce del Ministero della Salute, in minoranza su questi temi, anche a causa degli interessi dei coltivatori di tabacco rappresentati dal potente Ministero dell’Agricoltura”.

Inoltre, “le grandi compagnie del tabacco portano avanti una intensa attività di lobbismo governativo e pubbliche relazioni”. In particolare “finanziando fondazioni legate ai partiti politici, istituti economici e gruppi di influencer per la conduzione di studi i cui risultati faziosi vengono presentati ai policy maker nazionali ed europei”.

Da qui una serie di richieste avanzate ai politici e alle Istituzioni italiane

1. Aumentare in modo consistente la tassazione sulle sigarette di almeno 1 euro a confezione (pacchetto); adeguare il carico fiscale del tabacco per sigarette rollate a mano, degli altri prodotti del tabacco e dei prodotti del tabacco di nuova generazione (heated tobacco products) a quello delle sigarette convenzionali.
2. Implementare l’attuale legge sui divieti di fumo, estendendola agli spazi aperti ad alta affluenza di pubblico, come pertinenze dei luoghi di cura, università, spiagge, stadi, concerti, stazioni, fermate dei mezzi pubblici, indipendentemente dalla presenza di bambini e donne in gravidanza.
3. Estendere l’attuale divieto di fumo nei luoghi chiusi pubblici e nei luoghi di lavoro pubblici e privati e i divieti sulle pubblicità alle sigarette elettroniche e agli heated tobacco products.
4. Fornire Linee Guida a livello nazionale per l’accreditamento dei Centri per il trattamento del tabagismo individuando risorse specifiche a sostegno di tale servizio, facilitando l’accesso dei fumatori e supportando allo stesso tempo i percorsi di formazione continua dei care givers; implementare e rendere stabili percorsi didattici sulla prevenzione e sul trattamento del tabagismo nelle università per i corsi di laurea di tutte le figure sanitarie; rendere rimborsabili i farmaci di provata efficacia per il trattamento del tabagismo, secondo criteri di appropriatezza, a partire dai pazienti già affetti da patologie croniche fumo-correlate.
5. Utilizzando le maggiori entrate derivanti dall’aumento della tassazione (circa 2 miliardi per ogni euro di aumento a pacchetto), incrementare le risorse, nel Piano Nazionale della Prevenzione, per le attività strutturali e continuative di prevenzione del tabagismo, in particolare tra i giovani e le donne. Sostenere, inoltre, i servizi per il trattamento del tabagismo, le Quit Line e campagne di informazione e sensibilizzazione. Infine, allocare parte delle entrate per la conduzione di ricerca sul controllo del tabagismo, che sia indipendente dall’industria del tabacco e della sigaretta elettronica”.

 

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