Fabbisogno formativo, Regioni rilanciano gli ‘ospedali di insegnamento’

Fabbisogno formativo, Regioni rilanciano gli ‘ospedali di insegnamento’

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La proposta, già presentata nel 2014, rappresenta una concreta soluzione alle problematiche relative al fabbisogno formativo di medici specialisti

Istituzione dei cosiddetti ospedali di insegnamento. Questa la soluzione prospettata dalle Regioni per far fronte al reale fabbisogno formativo di medici specialisti sul territorio. Da anni ormai si registra uno scostamento negativo tra il numero di laureati in medicina e quello dei contratti di formazione specialistica finanziati dallo Stato.

La conseguenza è un infoltimento della schiera di giovani medici che ogni anno non riesce ad accedere alla formazione post lauream. Al contempo si registra una carenza di specialisti necessari al Servizio sanitario nazionale. Lo dimostra il basso numero di candidature nei concorsi indetti per la copertura di posti di dirigenti medici, con specifico riferimento alle seguenti specializzazioni: anestesia, rianimazione e terapia intensiva e del dolore, radioterapia, ginecologia e ostetricia, pediatria e medicina di emergenza e urgenza.

Una situazione che potrebbe compromette seriamente la garanzia di erogazione delle dovute prestazioni assistenziali ai cittadini.

I contratti di formazione che il Governo ha deciso di finanziare per l’anno accademico 2017-2018 sono 6.200. Per gli Enti regionali ce ne vogliono almeno 8.569 , ma le difficoltà di finanziamento impongono di trovare vie alternative. Di qui la proposta di dare l’opportunità ai laureati di accedere SSN seguendo un percorso di specializzazione presso le aziende sanitarie stesse. Un’ipotesi chiesta da tempo anche da numerosi sindacati medici che era già stata avanzata nel 2014, salvo essere bocciata dall’Esecutivo di allora.

La richiesta delle Regioni, formalizzata in una proposta inviata al Governo il 5 giugno, verrà discussa  nell’ambito di una riunione tecnica il prossimo 18 giugno. Gli Enti locali sottolineano come all’articolo 22 del Patto per la Salute 2014-2017 sia stata introdotta la possibilità di contemplare “un innovativo accesso al Ssn da parte delle professioni sanitarie”. Quella degli ‘ospedali si specializzazione’, a loro avviso, rappresenta “una concreta ed attuabile soluzione alle problematiche attuali”.

 

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