il mestiere del ctu

Il mestiere del CTU: quanto è difficile quando non si usa la testa!

Il mestiere del ctu è cosa assai ardua per i medici forensi che hanno le meningi chiuse o che fanno finta di essere terzi. Nella vita si può scegliere di essere liberi e autorevoli o di morire dentro!

Fortunatamente le delusioni si alternano a momenti di gioia quando si fa il medico forense. Il mestiere del CTU è un lavoro ambìto da molti colleghi medici. Purtroppo non sempre è ambìto da chi ama la giustizia, la terzietà, la verità, ma maggiormente da chi vuole essere il protagonista di un indegno spettacolo “forense”.

Il mestiere del ctu non si fa per la parcella (che spesso è veramente risibile) ma per essere “determinanti” e non per esprimere le proprie opinioni senza pensare alle conseguenze di opinioni senza “senso” logico, giuridico e morale.

Si ha paura di affermare “costui ha errato” (malgrado le evidenze) e si preferisce dire “ha esagerato”.

Si nasconde una scelta imprudente in un dire “astrattamente idoneo”.

Insomma, troppo spesso si esce da una CTU sconfortati dalla scarsa onestà intellettuale del collegio peritale e dalla noiosa e inconcludente difesa dei convenuti.

Spesso rifletto sulla eziologia di tale comportamenti: è mancanza di cultura o è assenza di terzietà?

Per questa gente chi è un paziente danneggiato e sofferente? Un numero di RG o un essere umano?

Per fortuna, come detto in premessa, ogni tanto si esce anche felici da un confronto medico legale collegiale, perché ivi ha trionfato l’onestà intellettuale soprattutto dei CCTTUU, il loro rigore logico, la loro neutralità.

Basta con la finta o la vera ignoranza, basta con le idiozie del consenso informato che per alcuni ctp rappresenta il discrimine del cattivo operare e, soprattutto, basta con l’incapacità logica che associa la complicanza alla certa inevitabilità di un evento avverso.

Il mestiere del ctu è come quello di un giudice, perché il ctu, tecnico e occhiale del Giudice, decide delle sorti di un danneggiato. La sua funzione è potere ma è anche grande responsabilità.

Basta con le finzioni, basta con l’ignoranza, il cittadino ha bisogno di professionalità, di terzietà e grande moralità.

I medici forensi senza le succitate qualità devono farsi da parte con coraggio, senza vergogna, perché la vergogna dovrebbero averla quando scrivono stupidaggini, quando non rispondono alle note critiche, quando richiedono una parcella senza aver lavorato bene.

Ricordo a tutti che saremo giudicati nella stessa maniera di come abbiamo giudicato!

Dr. Carmelo Galipò

(Pres. Accademia della Medicina Legale)

 

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