Maggior danno biologico: nozione interessante, ma ostica per alcuni

Maggior danno biologico: nozione interessante, ma ostica per alcuni

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Maggior danno biologico: nozione interessante, ma ostica per alcuni

È dispiacevole che ancora oggi si debbano leggere perizie in cui si disconosce la verità logica e giuridica del maggior danno biologico

Ricorre con una frequenza non troppo bassa leggere perizie e sentenze dove si ha l’evidenza della mal applicazione del concetto di maggior danno biologico. L’ultima esperienza negativa l’ho avuta nella risposta a delle garbate osservazioni che avevo fatto a un ctu medico legale, al quale avevo chiesto che cosa significasse un danno del 12% in un soggetto reso cieco da una errata gestione medica.

Per comprendere meglio il tutto premettiamo che il ctu ha riconosciuto la responsabilità dei sanitari che avevano preso in cura il paziente, il quale, a motivo di una distacco di retina, si presentava al PS con un visus di 8-9/10 a destra e < a 1/20 a sinistra.

Il ctu conclude che una adeguata gestione del paziente avrebbe permesso allo stesso di recuperare nell’occhio sx un visus di circa 4/10. La visita oculistica durante le operazioni peritali ha accertato un visus a destra di 9/10 e assente a sinistra.

Parliamo dunque di un danno all’organo della visione, oltre che di un risultato atteso di 4/10 nell’occhio malgestito e di una valutazione del 12% del danno conseguenza del fatto illecito.

Si ritiene congrua la richiesta di parte attrice al CTU di evidenziare il significato di questa valutazione in termini di maggior danno biologico come DEVE essere fatto sempre e comunque e la risposta del ctu è stata la seguente: “…Per meglio specificare le coordinate della valutazione del danno, riferiamo che sono stati seguiti i seguenti criteri:

– il tempo intercorso tra la comparsa della sintomatologia suggestiva per alterazioni corio retiniche anche importanti;

– la rilevante gravità del tipo di rottura (si ricorda per l’ennesima volta che si trattava di rottura retinica gigante e con macula per giunta off);

– la limitazione del campo visivo correlata al posizionamento del cerchiaggio episclerale e dei trattamenti criopessici correttamente praticati per un distacco di retina che non è stato di certo provocato dal dott. TT.”.

Questa premessa del CTU evidenzia chiaramente come non sia chiaro allo stesso che quanto da Lui evidenziato non può che influire sul danno comunque atteso a seguito della accidentale rottura di retina non addebitabile, quindi, ai sanitari. A conferma di quando detto, si riporta la conclusione del ctu alle note (nell’allegato leggerete tutto meglio):

“…Nella valutazione inviata in bozza, lo si ribadisce, si è tenuto conto, oltre che dell’atrofia ottica con perdita completa del visus (ovviamente riferita al miglior visus possibile considerata la gravità della patologia e le condizioni funzionali di partenza e non certo a quelle aspettative di risultato ipotizzabili e riferibili ad altre situazioni – vedi, ad esempio, la cataratta), anche dello scompenso corneale, della midriasi, della pseudofachia ed è per questi elementi che non può essere proponibile un quantum diverso da quello indicato”.

Tale conclusione non può che rafforzare il concetto intrinseco del c.d. maggior danno biologico. In verità se le valutazioni fatte dal ctu andassero ad incidere sul danno comunque atteso, significherebbe che il suo 12% apparterrebbe a quella fascia di danno biologico che sta tra 18% e 30% con conseguente valore economico differente. E tutto questo volendo prendere per oro colato che la valutazione del CTU (che lo stesso ritiene equa) sia quella giusta per il caso in esame.

Con una valutazione come quella fatta dal CTU il giudice non potrà fare altro che prendere quel 12%, raffrontarlo con le tabelle di Milano, e risarcire al paziente la somma di circa 25mila € (al netto della invalidità temporanea e una adeguata personalizzazione).

Il CTU prima di definire equa quella valutazione avrebbe dovuto fare un ragionamento sui valori economici dei numeretti che caratterizzano lo stato invalidante del periziando. Facciamolo noi questo esame:

Calcoliamo che:

  • Il 30% di danno biologico per un soggetto di 63 anni vale 126.900€ (il 30% sarebbe la situazione attuale del periziando che non vede dall’occhio sx e vede 9/10 da quello destro);
  • Se il 12% fosse la valutazione giusta del danno da illecito esso entrerebbe nell’intervallo compreso tra 18 e 30%. E ciò è incontestabile in quanto il valore di un occhio in un soggetto che ha un piccolo deficit visivo nel controlaterale (9/10) ha valore percentuale del 30%. Se a riguardo il CTU afferma che le tabelle in questo caso non vanno utilizzate dovrebbe spiegare meglio da dove ha tirato fuori la valutazione del 12% e che valore economico ha questo 12% ricordando che per convenzione tabellare la perdita di un occhio vale 28% (e qui è ricompreso ogni tipologia di danno che ne causa la perdita della funzione!).
  • Il valore economico del 18% è pari a 49.828€
  • Il danno economico differenziale è di 77.072€

Il tutto porta a fare una deduzione: la valutazione “equa” fatta dal ctu e la sua qualificazione vedrà derubare al danneggiato la somma di circa 50mila euro.

Meditate gente e, soprattutto, medita o CTU!

 

Dr. Carmelo Galipò

(Pres. Accademia della Medicina Legale)

 

OSSERVAZIONI ALLA BOZZA DI CTU REDATTA DAL PROF. MM

RISPOSTA ALLE NOTE DEI CTO MM

 

 

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