Morto dopo tre accessi in ospedale, chiesto il giudizio per due medici

Morto dopo tre accessi in ospedale, chiesto il giudizio per due medici

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La Procura ha notificato a due camici bianchi l’avviso di chiusura delle indagini relative al decesso di un 62enne del frusinate, morto dopo tre accessi in ospedale

La Procura di Frosinone ha notificato l’avviso di chiusura delle indagini a due camici bianchi in servizio presso il nosocomio del capoluogo ciociaro. I medici sono indagati in relazione al decesso di un 62enne – iperteso, cardiopatico e sovrappeso – residente in provincia, morto dopo tre accessi in ospedale. L’ipotesi di reato a loro carico è di omicidio colposo.
La vicenda, ricostruita da Ciociaria Oggi, risale a fine marzo 2017. L’uomo era stato portato in Pronto soccorso accusando difficoltà respiratorie ma era stato dimesso in seguito agli accertamenti del caso. Dopo poche ore si era ripresentato in ospedale a causa di un nuovo malore. Anche in questo caso era stato dimesso nonostante un’importante dispnea, rilevata dal consulente del pubblico ministero. Infine, dopo essersi sentito nuovamente male, l’ultima corsa in ambulanza in ospedale dove però i medici non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso. A stroncarlo, secondo quanto appurato, sarebbe stato un arresto cardiocircolatorio.

In seguito alla denuncia presentata dai familiari la magistratura aveva aperto un fascicolo sul caso, disponendo il sequestro delle cartelle cliniche e gli opportuni accertamenti medico legali.

In base alle conclusioni del perito, il tracciato e i biomarcatori del paziente risultavano già alterati al momento degli esami svolti. Secondo l’accusa, quindi, il 62enne sarebbe dovuto rimanere in osservazione per un monitoraggio continuo. Il personale sanitario, inoltre, avrebbe dovuto pianificare il trattamento antitrombotico e le opportune terapie per scongiurare un attacco cardiaco.
Da qui la richiesta di rinvio a giudizio per i due professionisti che, in base all’ipotesi accusatoria, avrebbero agito con negligenza, imprudenza  e imperizia. I medici, da parte loro, hanno sempre respinto ogni addebito sostenendo che avevano monitorato il paziente come richiesto dal protocollo. L’udienza preliminare è fissata per inizio giugno.
 
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