Nesso di causalità, onere della prova e buone pratiche nelle CTU

Nesso di causalità, onere della prova e buone pratiche nelle CTU

nesso di causalità

Obiettivo principale per i medici legali: appropriarsi del nesso di causalità e fornire al giudice una consulenza che non lasci spazio a interpretazioni di diritto diverse da quelle espresse dai consulenti

Ho aderito all’invito pervenuto dal Movimento Forense di relazionare il prossimo 3 Aprile a Roma (via di Santa Chiara 5 presso la parrocchia di Santa Lucia) a un convegno per avvocati (io aggiungerei anche i medici legali) per discutere del nesso di causalità in responsabilità sanitaria focalizzando il tutto sul nuovo filone giurisprudenziale che ha preso piede ad aprile 2017 dalla ormai famosa sentenza del Consigliere Scoditti.

“Nesso di Causalità, onere della prova e buone pratiche nelle consulenze tecniche di ufficio” è il titolo della mia relazione che impegnerà l’attenzione dei partecipanti più di un’ora e che rappresenterà il contenuto del prossimo convegno organizzato dall’Accademia della Medicina Legale in varie città d’Italia, che interesserà esclusivamente i medici legali e gli altri medici specialisti impegnati spesso come CTU.

Quindi, questo vuole essere un invito rivolto ai medici forensi a partecipare al convegno del Movimento Forense (partecipazione gratuita con 3 crediti ECM ma per i soli avvocati) per avere un’anticipazione di ciò che sarà il tour medico legale della nostra Accademia nei prossimi mesi del 2019.

Leggere molte delle sentenze di Cassazione e di merito di questi ultimi due anni mi ha veramente turbato per molti aspetti: il principale è quello di constatare come dei consolidati principi giurisprudenziali possano essere “aboliti” perché qualcuno si accorge di determinati “squilibri” nel seno del rapporto medico-struttura-paziente.

Atto medico, danno evento e danno conseguenza sono legati strettamente e da questo legame nascono principi giurisprudenziali mutevoli che fanno perdere il sonno al cittadino danneggiato.

Oggi (2019) si è creato un nuovo concetto: la parte più debole del contratto (il cittadino danneggiato) deve essere tecnica e facoltosa.

Deve capire di medicina e deve avere i soldi per “assumere” avvocati e medici forensi di ottime qualità tecniche per provare il proprio diritto al risarcimento.

Al diavolo il principio della vicinanza della prova allora…armatevi e partite!

Mi piacerebbe vedere in aula tanti medici legali il prossimo 3 luglio (per iscriversi inviare email a massimilianocesali@movimentoforense.it)

Dr. Carmelo Galipò

(Pres. Accademia della Medicina Legale)

 

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