Nola, sospesi tre dirigenti dell’Ospedale

Nola, sospesi tre dirigenti dell’Ospedale

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De Luca chiede il licenziamento dei responsabili, ma da più parti si evidenzia come il caso sia dovuto alle scelte politiche sbagliate degli ultimi anni in ambito sanitario.

Piazza (Acoi): No a strumentalizzazioni per avviare una nuova ‘caccia alle streghe’

Anaao: medici caprio espiatorio da esporre ad una facile delegittimazione sociale

Non si placa la polemica sollevata dalle immagini pubblicate sui social network relative al Pronto soccorso dell’Ospedale Santa Maria della Pietà di Nola, dove, a causa della mancanza di posti letto e barelle, alcuni pazienti sono stati sistemati sul pavimento per essere assistiti e ricevere i primi soccorsi.

L’Asl Napoli 3 Sud ha annunciato l’apertura di un’indagine interna per verificare le eventuali responsabilità della situazione. Nel frattempo, in attesa degli esiti dell’inchiesta, sono stati sospesi dal servizio il direttore sanitario dell’ospedale, il responsabile del pronto soccorso e il responsabile della medicina d’urgenza.

Il Governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha convocato tutti i responsabili delle Asl e delle aziende ospedaliere della Campania, chiedendo di avviare immediatamente le procedure di licenziamento dei responsabili del pronto Soccorso e del presidio ospedaliero di Nola, auspicando che l’episodio non offuschi “il lavoro straordinario che è in atto, con l’impegno di centinaia di medici, infermieri e funzionari amministrativi, per la riorganizzazione della sanità campana”.

Una nota della Regione da un lato sottolinea il contesto di straordinaria emergenza in cui il nosocomio nolano si è venuto a trovare durante le giornate festive, dall’altro evidenzia che tali circostanze non giustificano “la vergognosa situazione verificatasi, della quale peraltro nessuno è stato tempestivamente informato”.

Ma sul fronte politico da più parti si sottolinea come quanto accaduto a Nola sia invece il frutto delle continue penalizzazioni cui è stato sottoposto negli ultimi anni la sanità italiana. “Le immagini dell’Ospedale di Nola, seppur sconcertanti, non stupiscono – afferma Arturo Scotto di Sinistra Italiana – sono la naturale conseguenza di anni di tagli e sfascio della sanità pubblica in Campania, come purtroppo anche nel resto d’Italia. Non basta più solo l’indignazione e non si cerchino responsabilità altrove. Per rilanciare la sanità nel nostro Paese servono politiche pubbliche e adeguate risorse in grado di invertire la rotta”.

Sulla stessa linea anche i deputati del Movimento 5 Stelle della Commissione Affari Sociali alla Camera. “Il caso di Nola – affermano – è solo la punta dell’iceberg di un sistema sanitario in estrema sofferenza a cause delle scelte politiche fatte negli anni dai governi sia di centrodestra sia di centrosinistra. Scelte che, come abbiamo sempre detto, mirano ad indebolire il servizio pubblico a suon di tagli, chiusura e accorpamento delle strutture ospedaliere, blocco delle assunzioni del personale medico-sanitario, per indurre i cittadini, quando ne abbiano la possibilità, a migrare verso il privato”.

I pentastellati esprimono vicinanza a tutto il personale medico ospedaliero “che, con professionalità e dedizione, sta operando in una condizione di grave disagio”. E a difesa dei medici si schierano anche i sindacati. “La polemica sull’assistenza a terra per i pazienti del pronto soccorso dell’ospedale S. Maria della Pietà di Nola non può trasformarsi nell’ennesimo attacco a medici e personale sanitario – sottolinea Diego Piazza, presidente dell’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani – Abbiamo più volte denunciato la situazione in cui versano molti reparti di emergenza urgenza degli ospedali italiani, spesso al limite del collasso per insufficienza di personale e di posti letto. Il caso di Nola non deve essere strumentalizzato per avviare una nuova ‘caccia alle streghe’ nei confronti di chi, pur in condizioni difficilissime, presta il primo soccorso ai cittadini, ma deve servire per avviare una riforma della rete ospedaliera e dell’assistenza, basata su criteri razionali e non di convenienza politica. Ci auguriamo, in attesa che la magistratura e gli ispettori prontamente inviati dal ministro Lorenzin facciano chiarezza, che nessuno speculi su una vicenda che mostra in modo chiaro le gravi difficoltà in cui si trova il Servizio Sanitario Nazionale”.

Rispetto alla ricerca dei colpevoli è duro anche il commento dell‘Anaao Assomed, che parla di ‘addio al letto fisso’. “Il cronico (non occasionale o stagionale) collasso dei Pronto Soccorso – sottolinea l’Associazione – è, infatti, solo la conseguenza di una politica di sottrazione progressiva ed inesorabile di risorse umane ed economiche alla Sanità pubblica che lascia aperta la sola porta dei Pronto Soccorso per garantire il diritto a curarsi. In uno scenario che rende sempre di più incompatibili assistenza, sicurezza delle cure e rispetto dei diritti e della dignità degli utenti, la politica cerca colpevoli e non soluzioni. Ma invece di guardarsi allo specchio si autoassolve, indicando i medici che in prima linea mettono la faccia davanti alle sofferenze dei cittadini, lasciati soli a gestire la forbice tra domande crescenti e risorse decrescenti, come capro espiatorio da esporre ad una facile delegittimazione sociale. E mostrando i muscoli ne invoca la sospensione ed il licenziamento, anche quando dovrebbe essere orgogliosa del lavoro svolto in condizioni drammatiche, come a Nola, semplicemente salvando vite umane. Ed invece – conclude l’Anaao – di personale e letti, manda ispettori e carabinieri, avviando il valzer degli atti e delle carte, sempre a debita distanza comunque dai palazzi del potere. Incapace di autocritiche ed autosospensioni, minaccia e strepita per nascondere la propria incapacità”.

Su quanto avvenuto a Nola è intervenuta anche il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, sottolineando come le immagini dei pazienti a terra siano segno “di un fenomeno di natura organizzativa su cui deve essere fatto un chiarimento molto serio”. Dal ministro, invece, arriva un plauso a medici, infermieri e operatori sanitari che agiscono da ‘eroi’ e quando arrivano i malati “hanno diritto e dovere di curarli”.

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