Prevenzione primaria, in Italia 90mila morti evitabili ogni anno

Prevenzione primaria, in Italia 90mila morti evitabili ogni anno

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Anelli (FNOMCeO): garantire equità di accesso al Ssn; preoccupa carenza mmg per assistenza e prevenzione primaria

Sono circa 105 mila le morti evitabili ogni anno nel nostro Paese. Si tratta dei decessi sotto ai 75 anni per cause prevedibili o trattabili. Di questi, quasi 90 mila sono dovuti alla mancanza di prevenzione primaria, basata su interventi mirati a evitare a monte l’insorgenza di una malattia, quali ad esempio l’adozione di corretti stili di vita.

E’ quanto emerge dalle statistiche diffuse a gennaio dal Rapporto Mev e ribadite nelle scorse ore dall’Eurostat. I dati si riferiscono ai decessi registrati nel 2015 e analizzati secondo i criteri della mortalità evitabile.

Dal Rapporto MEV, peraltro, si evincono chiare differenze regionali relativamente alla mortalità evitabile (prevenibile e trattabile). In cima alla classifica si situa il Trentino Alto Adige, mentre l’ultimo posto è occupato dalla Campania. Quest’ultima, insieme a Sicilia e Lazio riporta valori di mortalità evitabile oltre la media nazionale per entrambe le componenti. Trentino Alto Adige, Veneto, Marche, Toscana, Emilia Romagna, Lombardia, Umbria, Liguria registrano invece valori al di sotto della media nazionale.

I Rapporti  “mettono ancora una volta in luce quanto gravano le disuguaglianze di salute fra il Nord e il Sud del Paese”.

Lo afferma Filippo Anelli, presidente FNOMCeO, aggiungendo che per ridurre le morti evitabili “è necessario innanzitutto garantire l’equità di accesso al Ssn”.

Sono trascorsi quarant’anni dalla Dichiarazione di Alma Ata del 12 settembre 1978, che rappresentò il culmine della I Conferenza Internazionale sulla Primary Health Care. L’incontro vide per la prima volta i rappresentanti di 134 Paesi e di 67 organismi internazionali insieme per discutere sul ruolo della prevenzione primaria. La Dichiarazione sottolinea come l’assistenza sanitaria primaria abbia un ruolo chiave nella riduzione delle disuguaglianze di salute – sia all’interno delle singole nazioni, sia fra paesi sviluppati e in via di sviluppo – e nella promozione e la tutela della salute degli individui, indispensabili per il miglioramento della qualità della vita, lo sviluppo economico e sociale, la pace mondiale.

“L’assistenza primaria – continua Anelli – rappresenta il cardine di un’organizzazione che intende garantire elevati livelli di equità”. Essa, infatti, consente a tutti i cittadini di accedere gratuitamente ai programmi di prevenzione primaria e relativi all’adozione di corretti stili di vita. In questo quadro, per il vertice della Federazione, la principale preoccupazione è rappresentata dalla carenza di medici di medicina generale. Un dato che rischia di determinare  “un ulteriore accrescimento delle disuguaglianze nel nostro Paese”.

 

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