Riforma del copyright: cosa cambia per Facebook e Google?

Riforma del copyright: cosa cambia per Facebook e Google?

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Riforma del copyright: cosa cambia per Facebook e Google?

Contro la riforma del copyright è arrivato l’appello di editori e giornalisti agli eurodeputati: ecco cosa comporterà per i colossi come Google e Facebook

Si ritorna a parlare di riforma del copyright. È stata infatti redatta una lettera-appello firmata da editori e giornalisti e indirizzata agli eurodeputati.

Lo scopo? Tutelare il diritto d’autore e andare contro la pratica che consente ai colossi del web di accedere alle news e di riproporne i contenuti.

Come noto, lo scorso luglio la plenaria di Strasburgo aveva votato contro l’avvio dei negoziati fra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue sulla proposta di direttiva di riforma del copyright.

Da subito era sorta una levata di scudi contro l’iniziativa, capitanata dall’associazione degli editori europei (Enpa). Il presidente, Carlo Perrone, aveva parlato di “l’intensa attività di lobby” dei colossi Google e Facebook.

Lo scopo dell’appello è proprio quello di non modificare il testo dell’articolo 11 della riforma del copyright. Esso tutela il diritto d’autore del materiale giornalistico online.

Si vorrebbe, infatti approvarlo così com’è stato formulato a inizio luglio dalla commissione affari giuridici dell’Europarlamento.

Il nuovo voto sulla riforma del copyright è previsto all’Eurocamera il prossimo 12 settembre.

L’appello agli europarlamentari arriva dalle associazioni di editori e giornalisti Enpa, Emma, Epc, Nme, Ifj e Efj.

Come ricordano i firmatari, l’articolo 11 non si configura come una “tassa sui link”, considerato che gli hyperlink restano esclusi.

Inoltre, non saranno penalizzati i lettori degli articoli poiché la scelta riguarderà solo l’utilizzo da parte dei fornitori di servizi della società dell’informazione.

“Qualsiasi ulteriore limitazione o emendamento dell’articolo 11 – si legge – avrebbe solo l’effetto indesiderato di diluire il diritto e renderlo inutilizzabile con l’esito infelice che sia editori che giornalisti ci rimetterebbero”.

Se così non fosse, ne beneficerebbero solo “quegli attori che hanno approfittato dell’attuale mancanza di chiarezza legale e dei contenuti giornalistici nell’ultimo decennio”.

Un’altra questione sul piatto riguarda gli inviati nelle zone di guerra.

L’appello per tutelare il diritto d’autore per continuare a offrire una copertura giornalistica dalle zone di guerra parte infatti da una lettera inviata ai parlamentari europei dal responsabile dell’ufficio di Baghdad dell’Afp, Sammy Ketz.

Molte le firme in calce all’appello, tra cui figurano gli italiani Lorenzo Cremonesi e Alberto Negri.

Nell’appello si legge: “Facebook e Google non impiegano alcun giornalista e non producono alcun contenuto editoriale, ma si remunerano con la pubblicità associata ai contenuti che i giornalisti producono”.

Per questo motivo il Parlamento UE dovrebbe “votare massicciamente a favore dell’applicazione dei diritti connessi alle imprese di stampa in modo da tenere in vita la democrazia e uno dei suoi simboli più rimarchevoli: il giornalismo”.

 

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