Ssn in difficoltà, nel 2025 serviranno almeno 210 miliardi

Ssn in difficoltà, nel 2025 serviranno almeno 210 miliardi

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Ssn in difficoltà, nel 2025 serviranno almeno 210 miliardi

Il Gimbe lancia un allarme sul Ssn in difficoltà. Nel 2025 si calcola che occorreranno almeno 210 miliardi di euro per salvarlo, pari ad una spesa pro-capite di 3.500 euro

Allarme del Gimbe sulla preoccupante situazione che vede il Ssn in difficoltà. Solo nel 2015 si calcola che serviranno almeno 210 miliardi di euro per non farlo affondare.

Per risolvere la situazione, la Fondazione Gimbe ha proposto un vero e proprio piano di salvataggio articolato in 12 punti.

Lo ha sottolineato il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, in apertura della 13esima Conferenza nazionale Gimbe, che riunisce a Bologna oltre 600 esponenti del mondo della sanità e della ricerca biomedica da tutta Italia.

Dunque nel 2025 serviranno almeno 210 miliardi di euro per mantenere il nostro Servizio sanitario nazionale, pari ad una spesa pro-capite di 3.500 euro. Una cifra, secondo il Gimbe, comunque inferiore alla media Ocse del 2013.

Ma rispetto ai 150 miliardi di spesa del 2016, e “alla luce delle previsioni attuali d’incremento di spesa pubblica e di quella privata, e del potenziale recupero da sprechi e inefficienze, rimane indispensabile un forte rilancio del finanziamento pubblico per raggiungere la cifra stimata”.

Ancora, per Cartabellotta tali dati non vanno letti “come la conseguenza di un piano occulto di smantellamento e privatizzazione del Ssn, ma testimoniano indubbiamente l’assenza di un preciso programma politico per il suo salvataggio, confermata anche dalla recente analisi dei programmi elettorali condotta dalla Fondazione Gimbe”.

Infatti, il nostro Paese continua ad avere un servizio sanitario di eccellenza, ma ha anche molti problemi.

I dati, infatti, parlano di un Ssn in difficoltà e di costi della sanità alle stelle. E ancora, di definanziamento pubblico, diseguaglianze regionali e altri problemi. Dai ticket alle addizionali regionali Irpef fino agli sprechi.

“Emerge un quadro allarmante – afferma Cartabellotta – in cui il nostro Ssn si sta inesorabilmente disgregando sotto gli occhi di tutti”.

Da qui la chiamata all’azione per la prossima legislatura, “ultima occasione per salvare il Ssn”.

In attesa del risultato elettorale di domenica, il Gimbe ricorda che dal monitoraggio dei programmi elettorali risulta “che nessun partito ha predisposto un piano per tutelare il Ssn”.

Pertanto, la Fondazione Gimbe ha messo elaborato un piano di salvataggio.

Dodici punti sui quali, precisa il Gimbe, la Fondazione vigilerà con il proprio Osservatorio.

  • Salute al centro di tutte le decisioni politiche non solo sanitarie, ma anche industriali, ambientali, sociali, economiche e fiscali;
  • Certezze sulle risorse per la sanità. Stop alle revisioni al ribasso. Rilancio del finanziamento pubblico;
  • Maggiori capacità di verifica dello Stato sulle Regioni nel rispetto delle loro autonomie;
  • Costruire un servizio socio-sanitario nazionale, perché i bisogni sociali sono strettamente correlati a quelli sanitari;
  • Ridisegnare il perimetro dei Lea secondo evidenze scientifiche e princìpi di costo-efficacia. Rivalutare la detraibilità delle spese mediche secondo gli stessi criteri;
  • Eliminare il superticket e definire criteri nazionali di compartecipazione alla spesa sanitaria equi e omogenei
  • Piano nazionale contro gli sprechi in sanità per recuperare almeno 1 dei 2 euro sprecati ogni 10 spesi;
  • Riordino legislativo della sanità integrativa per evitare la privatizzazione;
  • Sana integrazione pubblico-privato. Libera professione regolamentata secondo i reali bisogni di salute delle persone;
  • Rilanciare le politiche per il personale e programmare adeguatamente il fabbisogno di medici, specialisti e altri professionisti sanitari;
  • Finanziare ricerca clinica e organizzativa: almeno l’1% del fondo sanitario nazionale per rispondere a quesiti rilevanti per il Ssn;
  • Programma nazionale d’informazione scientifica a cittadini e pazienti per debellare le fake-news, ridurre il consumismo sanitario e promuovere decisioni realmente informate.

 

 

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