Tremila trapianti di fegato, all’Ospedale Molinette il record europeo

Tremila trapianti di fegato, all’Ospedale Molinette il record europeo

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Il nosocomio piemontese si conferma uno dei poli di eccellenza europei con tremila trapianti di fegato effettuati in 27 anni

Si ritorna a parlare dell’Ospedale Molinette di Torino come esempio di eccellenza in ambito sanitario. Il nosocomio piemontese ha infatti raggiunto il record europeo con ben tremila trapianti di fegato effettuati nell’arco di 27 anni.

Secondo le stime, il Centro trapianti di fegato della Città della Salute di Torino non solo è primo nell’Unione Europea, ma anche tra i primi al mondo per numero di trapianti effettuati e per sopravvivenza. 

In questo momento ottanta pazienti si trovano in attesa di trapianto, con un tempo medio di attesa di pochi mesi. Secondo il registro mondiale dei trapianti dell’Università di Heidelberg, l’Ospedale Molinette, con i suoi tremila trapianti di fegato realizzati, condivide questa posizione prestigiosa con i centri di Cambridge, Dallas, Birmingham e del London Kings College.

Soltanto ieri è stato effettuato oggi il trapianto di fegato numero tremila. Un traguardo storico, per l’ospedale piemontese e per il Centro trapianti di fegato universitario dell’ospedale Molinette, diretto da Mauro Salizzoni professore di Chirurgia alla Scuola di Medicina dell’Università di Torino.

L’intervento numero tremila è stato effettuato su un uomo di 55 anni della provincia di Alessandria affetto da cirrosi. Un’operazione che è solo l’ultima di una storia ricca di successi, innovazioni e sperimentazioni, storia che si è consolidata in poco più di 25 anni.

Il primo trapianto di fegato è stato effettuato il 10 ottobre 1990 su un uomo di 44 anni, durato 13 anni; nel 10 gennaio 1993 si è dato invece dato avvio al trapianto pediatrico, mentre il 14 ottobre 1999 il trapianto di fegato è divenuto di routine anche su pazienti molto piccoli con patologie congenite.

Nel corso degli anni il trapianto di fegato ha avuto un’evoluzione: il 5% sono stati i trapianti di solo una parte del fegato, di cui 14 da donatore vivente; 2% quelli in cui oltre al fegato si è trapiantato in contemporanea un altro organo, 7 sono stati i trapianti domino (quelli in cui il fegato nativo di un primo ricevente è stato poi trapiantato a un secondo ricevente). Infine, l’8% sono stati i ritrapianti.

Inoltre, dal 1993 a oggi sono stati ben 166 i pazienti trapiantati in età pediatrica (6% dell’attività totale), con fegato intero o split.

I fegati trapiantati a Torino provengono in larga misura da donatori dal territorio piemontese (73%), ma a questo importante risultato hanno contribuito anche le altre regioni italiane (26%) e in 29 casi dei Centri esteri (1%).

“Desidero congratularmi con il professor Mauro Salizzoni e con tutta la sua equipe per il risultato raggiunto oggi. È un traguardo storico – ha dichiarato il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino – che pone il centro trapianti delle Molinette al vertice della classifica europea e ai primi posti di quella mondiale, e che conferma il livello e la qualità dell’offerta sanitaria piemontese. La nostra amministrazione è costantemente impegnata su questo fronte, e il risultato oggi raggiunto da Salizzoni non può che stimolarci a continuare a lavorare per supportare le nostre eccellenze”.

Parole di soddisfazione, per il record europei dei tremila trapianti di fegato effettuati con successo, sono giunte anche dal Commissario dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute di Torino, Gian Paolo Zanetta che ha parlato di “traguardo storico”.

“Un’eccellenza a livello italiano ed europeo – ha dichiarato Zanetta – che diventa un ponte verso il futuro Parco della Salute”.

Infine, un dato fondamentale da segnalare non riguarda unicamente i tremila trapianti di fegato realizzati, ma soprattutto la sopravvivenza dei pazienti che hanno ricevuto un nuovo organo, che è stata pari al 91% ad 1 anno, 81% a 5 anni e 73% a 10 anni. Ciò significa che, a distanza di 10 anni dal trapianto, 73 pazienti su 100 continuavano a essere vivi: un risultato insperato per chi ha malattie che lasciano, senza trapianto, un’attesa di vita che va da pochi giorni ad alcuni mesi.

 

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