Umberto I, la Regione Lazio difende l’operato dei medici

Umberto I, la Regione Lazio difende l’operato dei medici

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umberto I

Per l’Assessorato alla Sanità e l’Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio, nel caso della neonata morta al Policlinico Umberto I sono state eseguite tutte le indicazioni contenute nei protocolli clinici internazionali

“Per quanto si evince dall’audit clinico nei 49 giorni di vita tutti i professionisti della terapia intensiva neonatale hanno fatto tutto il possibile per salvare la vita della piccola prematura”. L’Assessorato alla Sanità e l’Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio interviene sul caso della neonata deceduta lo scorso ottobre all’Umberto I per una infezione ospedaliera. Sulla vicenda, resa nota solo nelle scorse ore, è in corso un’inchiesta per omicidio colposo della Procura di Roma, dopo la denuncia presentata dai genitori.

L’Assessorato riporta in una nota gli esiti della relazione clinica sul caso inviata dal Direttore generale dell’azienda ospedaliera universitaria. “Dal quadro clinico – sottolineano dalla Regione – emerge che si tratta di una neonata pretermine, di peso molto basso alla nascita e con pluripatologie”.

“È stato effettuato il 12 ottobre il riscontro autoptico -prosegue la nota -. La causa del decesso oltre alla prematurità, aggravata inizialmente da una sofferenza perinatale, da una grave insufficienza respiratoria e dalla presenza di dotto di botallo pervio, è stata la sepsi da “Serratia marcescens” ampliata da uno shock settico e da una disfunzione multiorgano”.

“La terapia intensiva neonatale dell’Umberto I – evidenzia l’Assessorato – è una struttura di assoluto riferimento nazionale e sono state eseguite tutte le indicazioni contenute nei protocolli clinici internazionali. Peraltro dai continui monitoraggi sulle infezioni, la terapia intensiva neonatale del Policlinico Umberto I risulta assolutamente sicura e con incidenza tra le più basse a livello nazionale ed internazionale e vengono trattati oltre 200 casi l’anno. Ai famigliari va tutta la solidarietà e vicinanza e l’azienda ospedaliera è a completa disposizione dell’autorità giudiziaria per gli accertamenti necessari”.

 

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