Violentata in servizio, guardia medica denuncia in ritardo: aggressore salvo

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Dottoressa violentata in servizio da un paziente che la perseguita, per la vergogna ha denunciato troppo tardi. E l’uomo risponderà solo di stalking.

Soltanto a metà settembre scorso una dottoressa ha trovato il coraggio di denunciare il paziente che aveva abusato di lei e che la minacciava da tempo. Dopo aver cambiato tre posti di lavoro per sottrarsi alle persecuzioni del suo aguzzino, si è decisa a denunciarlo solo quando ha iniziato a temere seriamente per la propria incolumità. Dopo che lui ha iniziato a minacciarla di morte. Nove mesi dopo essere stata violentata in servizio, mentre svolgeva il turno di guardia medica.
Ma, per la legge, è troppo tardi. La scadenza per denunciare un abuso sessuale è fissato a sei mesi. Così, l’uomo arrestato il 13 novembre per violenza sessuale e stalking, risponderà solo dell’accusa di stalking.
A causa della querela tardiva, quindi, il reato di violenza sessuale è divenuto improcedibile.

La vicenda

L’uomo, un 51enne di origini campane e residente ad Acquaviva delle Fonti (Bari), resterà ai domiciliari con il braccialetto elettronico. La vittima è una dottoressa 47enne.
Gli atti persecutori, messaggi, telefonate e perfino minacce di morte sarebbero cominciati nell’ottobre 2016 e avrebbero costretto nei mesi successivi il medico a cambiare tre diverse sedi di lavoro fino a quando, temendo per la propria incolumità, la donna ha deciso di rivolgersi alla polizia.
Stando a quanto ricostruito dalla Procura di Bari, la dottoressa sarebbe stata vittima di “un’opera di lenta e crescente persecuzione” da parte dell’uomo, che sarebbe arrivato “a maturare una vera e propria ossessione” nei suoi confronti.
A concedere i domiciliari al 51enne sono stati i giudici del Riesame in applicazione della legge che dispone il termine di sei mesi per la presentazione della querela per violenza sessuale.
Sulla vicenda è intervenuta anche Serafina Strano, la dottoressa violentata in un ambulatorio del Catanese il 19 settembre scorso. “E’ una vergogna, è evidente che nella legislazione c’è un buco”, ha detto la collega delle vittima barese. “Ed è terribile pensare a quello che sta passando, dopo quello che ha trascorso e subito, e che continua a subire. E rischia di non vedere processato l’indagato”.
“Le vittime di violenza sessuale hanno paura – ha concluso Strano – E non possono essere lasciate sole”. Anche se l’uomo non potrà essere processato per la violenza, questo per i giudici non rende il fatto meno grave- La Procura di Bari sta valutando se impugnare il provvedimento di scarcerazione, magari ipotizzando un altro reato procedibile d’ufficio.
 
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